Visto che ultimamente continuano a chiedermi della tesi e io vanesio e egocentrico come sono mi perdo a spiegare di cosa si tratta con schizzi, spiegazioni, riporto tutto nel blog, così da non dovermi sempre ripetere (dopo un po' mi stanco pure io... :P ).
Come detto nel post precedente si tratta di una risistemazione di un viale alquanto importante per la cittadina di Pergine Valsugana, sede dell' ex manicomio provinciale e di importanti rassegne di cinema d'autore a livello regionale.
Allego l'immagine concettuale (scala 1:2000), cliccate per ingrandire.
Il Corso lungo il quale si snoda il progetto è incastonato tra quattro piazze che individuano un percorso simbolico dalla malattia mentale, l'istinto e tutto quello che concerne il sentimento fino ad arrivare alla ragione e al cervello. Si parte dall'incomunicabilità (il viso con l'adesivo nero che tappa la bocca) dove è situato un parcheggio sotterraneo (rimando alla terra) in prossimità della chiesa di San Francesco (sempre rimando alla terra e alla semplicità), per imboccare una passerella segnalata come lo stelo di una rosa che attraversa tutta la piazza lunga fino a giungere nella piazza antestante la chiesa arcipretale di Santa Maria Maggiore, squadrata da piastre quadrate in marmo trentino rosa, dove viene richiamata la razionalità.
Il percorso della rosa è quello della logica descritto da Pirandello come una macchinetta infernale:
"...una specie di pompa a filtro che mette in comunicazione il cervello col cuore. La chiamano LOGICA i signori filosofi. Il cervello pompa con essa i sentimenti dal cuore, e ne cava idee. Attraverso il filtro, il sentimento lascia quanto ha in sé di caldo, di torbido: si refrigera, si purifica, si i-de-a-liz-za. Un povero sentimento, così destato da un caso particolare, da una contingenza qualsiasi, spesso dolorosa, pompato e filtrato dal cervello per mezzo di quella macchinetta, diviene idea astratta e generale; e che ne segue? Ne segue che noi non dobbiamo affliggerci soltanto di quel caso particolare, di quella contingenza passeggera; ma dobbiamo attossicarci la vita con l’estratto concentrato, col sublimato corrosivo della deduzione logica. E molti credono di guarire così di tutti i mali di cui il mondo è pieno, e pompano e filtrano, finché il loro cuore non resti arido come un pezzo di sughero e il loro cervello non sia come uno stipetto di farmacia pieno di quei barattolini che portano su l’etichetta nera un teschio fra due stinchi in croce e la leggenda: VELENO." (SPS, p. 154)
Commenti che mi sono stati fatti da amici e colleghi:
"...tu sei flashato..."
"...ma tu non facevi architettura?"
In effetti ora devo andare: la camicia di forza mi aspetta... :P
Thommy